Provincia di Catanzaro

Montauro

Montauro – Stemma Montauro – Bandiera

Montauro – Veduta

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Medio Evo

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Le origini del casale di Montauro, secondo alcuni storici, risalgano al VIII° secolo. Il primo nucleo di case è sorto nelle vicinanze della contrada ’u mucatu, a nord del paese, un po’ più in alto delle case diroccate, dove oggi si snoda la nuova strada per Gasperina; altri invece situano il casale più in basso, a mezza costa, in posizione meno elevata dell’attuale.
E’ probabile che dopo il VII° Secolo, quando, in seguito agli editti del 726, di divieto del culto delle immagini, e del 730, di distruzioni delle immagini, e alla conseguente persecuzione dei Monaci di San Basilio da parte dell’imperatore Leone III Isaurico, i basiliani, rifugiatesi sulle coste calabre, abbiano costruito non solo monasteri, ma anche contribuito alla formazione di comunità civili e religiose. Questa ipotesi può essere avvalorata dal fatto che il toponimo di Montauro più antico tramandato da alcune fonti, è di origine greca, Mentràbrion, mentre quello latino è Mentaurum. Nel XI° secolo nella diocesi di Squillace si contavano ben dodici cenobi basiliani, tra cui quello di S.Gregorio di Stalettì. Il culto dei santi orientali venerati nei nostri paesi è la prova che le contrade italiane iniziano il loro cammino di fede proprio in questo periodo storico, anche se già da diversi secoli esisteva la diocesi di Squillace, la cui fondazione risale all’evo apostolico. Evo nel cui territorio sorgevano già nel VI° secolo alcuni monasteri fondati da Cassiodoro, molto prima dell’arrivo dei monaci di S.Basilio. A Montauro si venera San Pantaleone, martire di Nicomedia, l’odierna Izmit. Prima che Bruno di Colonia fondasse nel 1091 la certosa in Calabria, e ancor prima del 1000, il casale di Montauro, si può supporre, avesse già raggiunto una certa autonomia. Infatti, i documenti storici certi attestano la presenza del casale di Montauro prima ancora dell’anno 1000.Tra i primi documenti si trova il cosiddetto “Placitum”, del Conte Ruggero, il quale donava “agli eremiti della Certosa di Santa Maria del Bosco” un mulino per il sostentamento degli operai del costruendo Monastero di Mentabro [5]. Seguirono altre donazioni confermate dai vari Pontefici: Urbano II, nel 1098, Pasquale II, nel 1102, Callisto II, nel 1120. Il primo impulso economico, sociale e religioso del casale, fu dato dai Monaci Basiliani, ulteriormente sviluppato dai Normanni e dai Certosini, ai quali fu concessa la giurisdizione ecclesiastica da parte di Giovanni, vescovo di Squillace nel 1098, e quella civile da parte del Conte Ruggero, privilegio confermato dal Papa Urbano II. In questo periodo la popolazione di Montauro fu luogo di un’improvviso aumento, in quanto vennero condotti nel comune un nutrito gruppo di 112 capifamiglia prigionieri, con figli, fratelli, cognati, e nipoti, in tutto 218 persone, delle quali tra sani e feriti furono costrette ad una iniziale prigionia in 162, le altre si salvarono con la fuga, quasi tutti provenienti di distretti di Squillace e di Soverato, i quali a Capua avevano tradito il Conte Ruggero, per cui erano stati condannati alla pena capitale, ma per intercessione di San Bruno, il Conte commutò tale pena in servitù perpetua alle dipendenze dei padri certosini. La comunità e l’economia di Montauro si sviluppa dopo l’anno 1000 ad opera dei Normanni, i quali, sottraendo ai Bizantini le terre di Calabria, fondarono uno stato feudale con a capo Roberto il Guiscardo (1015-1085), poi nel 1061 lasciò l’impresa al fratello Ruggero I (1031-Mileto 1101), il cui figlio Ruggero II (1095-1154) si fece nominare nel 1127 duca di Puglia e Calabria. In questo periodo Montauro fu protagonista di un notevole incremento demografico (1175 nel censimento del 1278). Nel 1098 il Conte Ruggero d’Altavilla pose il casale di Montauro sotto la giurisdizione civile della Certosa, per cui il Vescovo di Squillace Giovanni cedette la giurisdizione ecclesiastica. La donazione sarebbe stata confermata da Papa Calisto II nel 1120 con un diploma la cui autenticità è controversa. L’Imperatore Federico II riconferma la donazione sia nel 1212, che nel 1224. Vi sarebbe anche notizia di una serie di donazioni in documenti della cancelleria angioinaː in un diploma di Carlo I del 1272, in un altro di Carlo II del 1305, in un altro ancora di Giovanna I del 1344. La popolazione di Montauro al censimento del 1276 contava 1 176 unità. Come è noto, nel 1192, il monastero di Santo Stefano del Bosco, con tutto il suo vasto patrimonio, passò dai Certosini ai Cistercensi e da questi, a muovere dal XV° secolo, ad Abati commendatari, che, tesi a lucrare una mera rendita limitando qualsiasi spesa, non posero cura nell’amministrazione del patrimonio.

Rinascimento

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Dal 1476, in seguito alla terribile pestilenza la popolazione diminuì sensibilmente. Altro calo demografico si ebbe quando il sud d’Italia passò sotto la dominazione spagnola. Fin dal secolo XVI le coste ioniche furono infestate dalle temute e terribili incursioni turche, per cui gli abitanti, che si erano insediati più in basso a mezza costa, si trasferirono sulle colline per meglio organizzare la difesa. Furono costruite delle Torri lungo il litorale ionico per l’avvistamento del nemico. Anche a Montauro furono costruite delle fortificazioni come il maniero, poi trasformato in Chiesa dedicata a San Pantaleone e la torre, oggi campanile, che presentano le caratteristiche di avvistamento e difesa.
In particolare nel 1497 il Casale di Montauro, ubicato a ridosso dei confini di Squillace, fu accorpato a quello Stato dai suoi Principi, sicché, il 29 luglio 1497, Goffredo Borgia ne otteneva conferma, unitamente a tutto il Principato di Squillace dal Sovrano. Nel 1514 i Certosini riebbero il controllo del monastero di Santo Stefano del Bosco ed attesero alla generale ricognizione e recupero del suo patrimonio, che culminò con la redazione, nel 1533, della Platea voluta ed approvata dall’Imperatore Carlo V. Ritornati al loro monastero, nel 1542, i Certosini adirono [6] le vie legali per riavere i loro beni, tra cui il territorio di Montauro.

Era moderna

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Nel 1644 e nel 1645, Montauro, come anche Stalettì e Gasperina, subì le incursioni dei Turchi che saccheggiarono e incendiarono i tre villaggi. Con il Regno delle due Sicilie, sotto i Borboni, la popolazione di Montauro contava 1 601 persone, di cui 340 donne adette ai telai, fonte di lavoro e di guadagno. Nel XVIII° e XIX° rifiorirono le arti, le professioni e i mestieri. Nel Catasto Onciario di Montauro del 1741-1746, sono menzionati scalpellini [7], fabbri ferrai, falegnami, sarti, fabbricatori [8], tintori [9], conciatori, cottonari [10], seggiari [11], chianchieri [12], poticari [13] e le varie professioni, Dottore fisico [14], Dottore chimico [15], Avvocato, Notaio. Sono menzionati anche molti Sacerdoti di famiglie nobili. Tra il XVII° e XVIII° secolo si contano circa sessanta sacerdoti. In questo periodo si costruisce la maggior parte de palazzi nobiliari con sontuosi portali : il palazzo Barbieri, il palazzo Spadei, il palazzo Rossi-Milano, il palazzo Vatrella, il palazzo Madonna, il palazzo Teti, il palazzo Terracina, il palazzo Menechini, il palazzo Pellegrini, il palazzo Tavani, il palazzo Mirarchi, la casa sacrestia Nisticò (Pisano-Gullì), il portale casa del monaco Tavano (Pisani-Mercurio), il palazzo Zizzi, il palazzo Clericò, e casa Lomanno. Nel Regesto Vaticano [16] si trova la conferma dell’alternarsi della giurisdizione ecclesiastica tra la Certosa e la Diocesi di Squillace. Sempre nel Catasto Onciario di Montauro del 1741-1746 si fa menzione alla giurisdizione del Priore della Certosa su Montauro: “In tempo della Visita Della Giurisdizione che fa Il Padre Ill/mo e Rev/mo Priore Ordinario delle Cinque Terre, che sono: Serra, Spadola, Bivongi, Montauro, Gasperina e Montepaone….”. Gioacchino Murat nel 1808 soppresse con decreto il monastero di Serra riportando Montauro sotto la giurisdizione della Diocesi di Squillace. La maggioranza della popolazione viveva di agricoltura e di pastorizia, poiché contadini e pastori lavoravano alle dipendenze della Certosa di Serra e della vicina Grangia di S.Anna e del Cece, com’è attestato dai vari documenti del Regesto Vaticano. Il 27 luglio 1753 giunge a Montauro un’ampolla del sangue di San Pantaleone ad opera del sacerdote don Carlo Antonio Barberi il quale si recava a Napoli per motivi di studio, e, avendo saputo che un sacerdote napoletano custodiva un’ampolla del sangue si adoperò con tutte le sue qualità spirituali e intellettuali ad ottenerla e portarla a Montauro.
La Republica Partenopea nell’ordinamento amministrativo del 1799 riconosce Montauro come Comune del Cantone di Catanzaro. I Francesi, poi, con la legge del 19 gennaio 1807 ne fecero un Luogo, ossia Università (Comunità) del Governo di Squillace. Il titolo di Universitas venne conferito nel basso medioevo a quei paesi del’Italia meridionale che avevano raggiunto l’autonomia amministrativa ed economica. Ferdinando IV, re delle due Sicilie conferisce a Montauro il titolo di Città Regia. Il timbro di Montauro è formato da un fregio araldico [17] a forma di scudo, sormontato da una corona del Comune; all’interno campeggia un monte, sul quale si erge una croce latina trifogliata. Sotto si legge la scritta: “Università di Montauro” . Lo stemma chiude l’arco del portale della chiesa Matrice e rappresenta una croce greca trifogliata conficcata sul monte [18], inoltre è circondato da un ramo di alloro e uno di quercia. Questo stemma venne riprodotto nel Gonfalone del Comune di Montauro. Ciò sta a significare il profondo legame tra Chiesa e Comune, o meglio, il riconoscimento della civiltà cristiana, di cui non si può non affermare il valore storico-spirituale.
Con l’unità d’Italia il sud, ed in modo particolare la Calabria, iniziarono a conoscere un lento ed inesorabile declino economico. Montauro risentì di questa crisi generale, dovuta anche ai soprusi, alle vessazioni e ai balzelli imposti dai baroni locali ai contadini, i quali si ribellarono ai padroni e da questa rivolta sorsero anche a Montauro alcuni briganti. La prima guerra mondiale, la crisi economica del 1929, la seconda guerra mondiale contribuirono notevolmente alla diminuzione della popolazione ponendo le base di una pesante crisi per tutta l’economia del paese. Dopo la prima guerra mondiale, in cui Montauro diede il suo contributo di venticinque figli, caduti in guerra, iniziò una prima emorragia d’ emigrazione. Dagli anni 1929-30 molti giovani emigrarono in Argentina e negli Stati Uniti d’America.

Monumenti e luoghi di interesse

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La Grangia di Sant’Anna. Nel territorio di Montauro tra la fine del XI° e l’inizio del XII° secolo sorge una Grangia, la prima tra quelle di proprietà della Certosa fino al ’700, dedicata a San Giacomo, in cui la severa regola certosina viene mitigata con la regola benedettina al fine di favorire gli anziani e i novizi, ma soprattutto per poter gestire le risorse della zona. Il termine Grangia, o grancia, deriva dal bassolatino granea e dal francese grange ed indica inizialmente un luogo dove si conserva il grano, in latino classico granarium , ma assume in seguito l’uso più ampio di azienda agricola dotata di terreni e pascoli appartenenti ad enti ecclesiastici o a ricchi laici. Nel 1783 la Grangia venne gravemente danneggiata dal terremoto. Attualmente rimane parte del recinto esterno con torri angolari, mentre la parte interna, crollata, sembra addossata soprattutto alla metà est del complesso. Esternamente l’edificio ha le caratteristiche di un complesso fortificato. E’ orientato da Est ad Ovest, a pianta rettangolare ( 60 m x 40 m). E’ composto da quattro torri agli angoli ed un ingresso con un monumentale portale in conci di pietra granitica sul lato Ovest, quello opposto al lato prospiciente il mare. Una visione della struttura risalente al XVIII° secolo si può ricavare dagli affreschi della Chiesa di San Pantaleone in Montauro, presso il portale interno della chiesa, sul lato sinistro, in cui è raffigurata la processione del 1753 in occasione dell’arrivo delle reliquie del Santo Martire da Napoli. Il disegno raffigura l’edificio con visione della spiaggia. Le torri angolari sono erroneamente raffigurate a base trapezoidale. L’intonaco esterno dell’edificio è bianco ed il basso tetto su ogni lato fa supporre ad una corte centrale. Negli anni 2000 vi sono stati lavori di restauro e di messa in sicurezza.
Chiesa Matrice San Pantaleone , custodisce le Reliquie di San Pantaleone: un’ampolla con il sangue e un pezzo di nuca. Il Tromby afferma che il Conte Ruggero [19] diede a S. Bruno il Monastero di S. Giacomo con il Castello che è sotto il detto Monastero, anticamente edificato ː “Donavi … Monastererium S.Jacobi de Montauro cum castro, quod est subtus dictum Monasterium antiquitus constructum”. Castrum in latino si traduce fortezza, rocca fortificata, vasto fabbricato munito di torri a difesa, e non castello indicante la residenza del conte, quindi il termine più esatto è fortezza a difesa contro il nemico. Questo riferimento e altri di Dom Benedetto Tromby ci inducono a pensare che la fortezza sia stata costruita nel periodo normanno databile intorno al XII°-XIII° secolo e che successivamente sia stata trasformata in chiesa. Il campanile e le mura esterne della chiesa, infatti, presentano le caratteristiche delle torri di avvistamento e di difesa. Notevole ed imponente manufatto medievale è la Chiesa di San Pantaleone. Questo è un edificio fortificato posto su uno sperone roccioso oggi inglobato nel paese di Montauro, il cui dislivello è stato parzialmente colmato dalla costruzione di una terrazza panoramica. E’ orientato Est-Ovest, con accesso ad Ovest con delle feritoie poste sui lati lunghi e sul lato corto ad Est. La pianta è rettangolare, circa 29 metri per 17 per 16,5 di altezza, mentre su vari alti sono ancora leggibili gli interventi collegabili alle diverse fasi di utilizzo. Il rifacimento esterno della chiesa nelle sue fasi ci è noto dalle date scolpite a partire dal 1519 sul portale, poi nel 1609, con una data scolpita sulla scalinata di accesso, fino alla metà del ’600. Questi lavori, oltre ad altri, hanno riadattato un impianto già adibito ad uso sacro, contemporaneamente ai lavori del recinto della Grangia. Il luogo di culto è già presente nella platea del 1534. Il lato corto Ovest di accesso, presenta attualmente solo modifiche seicentesche con la stuccature biancastre, ed il grande portale cinquecentesco in conci regolari di pietra calcarea. La torre campanaria edificata nel 1569 ha un paramento in conci con inzeppature [20] di laterizi e feritoie oggi murate. La parte superiore venne danneggiata e poi rifatta in seguito al terremoto del 1783. La forma originaria del campanile è visibile in uno dei due affreschi interni alla chiesa, risalenti al 1753. La stuccatura bianca che copriva la Chiesa e la stessa Grangia, rimane oggi solo come una leggera patina grigiastra che impedisce l’effettiva visione della cortina originaria dell’edificio tranne che nell’angolo Nord-Est, cortina che si può validamente confrontare con i paramenti murari calabresi del XII° secolo. Sul lato Sud sono presenti due feritoie murate, probabilmente risalenti tra il XI° ed il XII° secolo, rettangolari, con dimensioniː 100 cm per 47 cm, posti a 2,5 metri di altezza e a circa 20 m di distanza fra di loro. Le feritoie sono regolarizzate da conci di granito e calcare ed anche internamente suddivise e ristrette da conci in calcare. Sempre su questo lato sono visibili poco più in lato due aperture rettangolari, posteriori al 1753, ed una monofora in conci regolari di calcare a grana fine o marmo svasata. A circa 9 m di altezza vi sono 7 aperture strombate ad arco ribassato, con soprastanti altri due finestroni con arco a tutto sesto. Due feritoie sono presenti anche sul lato est, verso il mare. A circa metà altezza sono inoltre presenti due aperture quadrangolari in conci regolari di granito sottostanti ad un grande finestrone centrale. A circa 11 m di altezza, presso l’angolo sud-est, è ancora ben visibile una monofora parzialmente murata. Vi è una sola feritoia sul lato nord con due finestre sottostanti e una fila di cinque aperture ad arco ribassato. Sono presenti sotto il tetto altre quattro finestre con la presenza di due monofore murate. Questa sommaria analisi esterna ci permette di ipotizzare per l’edificio una fase più antica, documentata soprattutto dalla cortina presa in esame e dalle monofore, databili tra il XI° ed il XII° secolo. Entro metà del ’600 sarebbe stata completata la trasformazione definitiva esterna della chiesa, forse contemporaneamente al recinto esterno della Grangia. Al momento i tempi e i modi della trasformazione dell’edificio da torrione ad edificio sacro sono solo ipotizzabili. Una struttura così imponente, il Castello di San Giacomo ?, potrebbe forse aver costituito il primo appoggio dell’insediamento certosino ed aver fornito la base per il primo temporaneo impianto (Mentauri cella) nel territorio, cella e/o Chiesa di San Giacomo che, come dimostrano i primi documenti, sono stati il punto di riferimento per la gestione del territorio certosino. In seguito allo spostamento della sede o in ogni caso alla scomparsa del titolo di San Giacomo ed alla nuova dedica della Grangia per S. Anna l’edificio è stato dedicato a San Pantaleone, un culto antico che appare attestato con sicurezza a Montauro almeno fin dall’inizio del 1500. Sul lato ovest si erge la facciata principale della chiesa incorniciata da un portale bugnato , con l’arco chiuso in chiave da uno stemma con croce greca, datato al 1519 da un’iscrizione posta sullo stipite nord. Al portale si accede tramite uno scalone in pietra, recante incisa su uno dei gradini la data di costruzioneː 1609. L’intera facciata, inquadrata da doppie lesene e sormontata da un timpano, è di recente fattura, come testimonia l’epigrafe di marmo inserita nella muratura al di sopra del portale recante l’iscrizione “Terribilis est locus iste / hic domus dei est 1828” [21]. Al centro della facciata, in alto, campeggia un rosone ovale, contenente l’immagine a mosaico policromo del santo protettore, in sostituzione dell’originario dipinto ottocentesco. Al di sotto è riportata una frase “Ne timeas Montaure protector tuus sum” [22], identica a quella che si legge sull’affresco nord all’ingresso della chiesa, che rappresenta l’arrivo delle reliquie di San Pantaleone. Il rosone è affiancato da due finestre rettangolari, ricavate sulla facciata della chiesa durante l’ultimo restauro, e che hanno probabilmente distrutto due dei ritratti dei dodici apostoli rappresentati all’interno. Lo stile dell’interno è romanico. Si evidenzia dagli archi a tutto sesto, dalla decorazione, dagli stucchi, dal soffitto a cassettone, dalle massicce colonne in granito poste in due file di quattro, che danno origine a cinque cappelle laterali per lato. La tipologia delle colonne induce a pensare che esse possano essere frutto del reimpiego di materiali provenienti da un altro edificio, piuttosto che appartenere ad una fase più antica della chiesa stessa. La navata centrale, è coperta da un soffitto ligneo a cassettone dipinto, probabilmente nel XVIII° secolo, con numerosi motivi floreali, girali, foglie e cartocci [23]. All’interno della Chiesa domina lo stile barocco, sviluppatosi nel piccolo centro del catanzarese all’indomani del terremoto del 1783, grazie alla presenza della grangia certosina e agli stretti rapporti di quest’ultima con la Certosa di Serra San Bruno. Nell’edificio di culto sono, inoltre, custodite diverse statue marmoree di San Pietro e San Paolo, del Cristo Redentore e quattro evangelisti in rame dorato facenti parte dell’altare; sei altari marmorei laterali, un coro ligneo, una tela del 1668 con Cristo e le anime purganti di Tomaso La Rosa. Diversi affreschi adornano il cornicione e l’arco trionfale e, infine, si ricordano gli affreschi dei muri absidali di Domenico Costantino risalenti al 1723. Ai lati del portale d’ingresso sono presenti due affreschi che ritraggono l’arrivo delle reliquie di S. Pantaleone, con il dettaglio del paese e della Grangia, e la processione verso Montauro.
La documentazione

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Il documento più antico in cui si fa esplicito riferimento alla chiesa di San Pantaleone è datato al gennaio 1569. Si tratta di un atto con cui il sindaco di Montauro, Pantaleone Viringerio, insieme ai principali notabili ed eletti dell’Università, decideva di stipulare una convenzione con mastro Loisio de Leone, mastro fabbricatore di Monteleone in quanto « detta Università di Montauro pretende fare una fabrica per loro difensiva per la pagura de li turchi, et havendono questi dì passati fatto accordio con detto mastro Loisio fabricator a fabricar in detta fabrica quale sarà dove al presente è l’ecclesia de Santo Pantaleone, maggior ecclesia de detto casale, a raggione de sei ducati lo mese a spisi seu victu, stantia letto et foco d’essa Università, incomenzandose quando che incomincia finché si complirà». Le opere previste furono certamente realizzate e restano visibili sulle mura esterne della chiesa parrocchiale. Ai lati dell’ingresso alla Chiesa trovano posto due affreschi paesistici commemoranti l’arrivo delle reliquie di San Pantaleone a Montauro. Quello, collocato a sud, si riferisce all’arrivo del sangue del santo nel 1753, come testimonia la stessa iscrizione. L’affresco della cupola, raffigurante Maria Assunta in cielo attorniata da figure di Santi, agli angoli i quattro Evangelisti, è opera del pittore montaurese Giuseppe Calabretta. Si legge infatti sotto il dipinto: Giuseppe Calabretta Fece per sua devozione A.D.1829
Palazzi e Portali
Belvedere Villa Regina Elena
Museo della Grangia di Montauro (Palazzo Zizzi)
Museo della Musica (Palazzo Zizzi)
Museo Chiesa San Pantaleone

Montauresi illustri

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Arcangelo Pisani, letterato (Montauro 1865 – 1935)
Giuseppe Rossi Milano. Giurista e Parlamentare XVIII – XIX – XX legislatura Regno d’Italia (San Floro 1843 – Catanzaro 1902)
Francesco Pellegrini, Giurista Magistrato della Corte Suprema (Montauro 1882 – Roma 1962)
Antonio Zangari, maestro dell’intarsio (Montauro 1899 – 1986)
Padre Leonardo da Montauro al secolo Antonio Mercurio, frate cappuccino, cappellano militare (Montauro 1909 – Nicastro 1993)
Franco Froio , Parlamentare VI – VII legislatura Repubblica Italiana (Montauro 1934 – Torino 2013)
Achille Curcio, Poeta

Associazioni

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Banda Musicale Città di Montauro fondata dal M° Giovanni Cuccarini nel 1924
Pro Loco
Associazione Femminile Montaurese
La Radice Sociale

Società

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Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[24]

Economia

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L’economia del comune si regge in particolare sulle coltivazioni di frutta : arance, mandarini e uva di ottime qualità, grano, in particolar modo la coltivazione degli ulivi, che ricoprono gran parte del territorio montaurese; si produce una grande quantita’ di olio, di ottima qualità, fonte di reddito di molte famiglie, sia nella raccolta che nella vendita. In passato si contavano oltre dieci frantoi di pietra oggi modernizzati con macchinari tecnologici.
La pesca è rilevante nell’economia del paese, in passato definito il paese dei “marinari o dei pisciari” . Un ventennio fa si contavano oltre settanta pescatori di professione, oggi se ne contano al massimo quattro o cinque, un mestiere ormai destinato a morire a causa delle leggi e della scarsa pescosità del nostro mare.
Anche l’artigianato era in passato una grande fonte di lavoro per l’economia del paese con la lavorazione del legname, del ferro e della pietra. Di particolare interesse artistico sono i portali in pietra dei palazzi nobiliari e delle case comuni , opere di grande valore architettonico dalle svariate forme e decorazioni. A Montauro se ne contano oltre 23.
Negli ultimi anni il turismo si sta sviluppando, grazie alla nascita di villaggi, hotel, strutture ricettive e stabilimenti balneari.

Stazione Montauro scalo – Montepaone Lido

Amministrazione

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Sindaci del Regno d’Italia

Giuseppe Madonna 1869
Leopoldo Madonna 18 92
Lorenzo Barberi 1896 – 1901
Ferdinando Zizzi 1901 – 1907
Lorenzo Barberi 1907 – 1913
Clodomiro Tavani 1914 – 1920
Lorenzo Barberi 1921 -1925
Sorrentino … 1925-1926 (?)
Francesco Marascio 1926 – 1943 (periodo fascista: Podestà)
Vincenzo Barberi 1943 – 1946 (?) Commissario Prefettizio
Sindaci della Repubblica Italiana

Carlo Barberi 1946?- 1952
Francesco Pisano 1952 – 1964
Domenico Siciliano 1964 – 1970
Gregorio Mercurio 1970 – 1975
Nicola Clericò 1975 – 1980 – 1985 – 1990
Felice Salvatore Froio 1990 – 1993
Nicola Clericò 1994 – 1995
Giuseppe Schipani 1995 – 1997 (dimissioni della giunta)
Sebastiano Cento 1997 pochi mesi (Commissario Prefettizio)
Giuseppe Pagliaro 1997 – 1999 (dimissioni della giunta)
Mario Magno 1999 – 2000 (Commissario Prefettizio)
Grazia Rosa Anna Squillacioti 2000 – 12 novembre 2006 (dimissioni della giunta)
Gino Rotella nov. 2006 – maggio 2007 (Commissario Prefettizio)
Pantaleone Procopio 2007 – 2017
Armando Brescia giugno 2017 -2018 (Commissario Prefettizio)
Roberto Franco 10 giugno 2018



Appartengono alla provincia di Catanzaro i seguenti 80 comuni:

Comuni più popolosi
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I comuni con più di 5.000 abitanti[3] della provincia di Catanzaro sono:

# Comune Abitanti
1 Catanzaro-Stemma.png Catanzaro 89 291
2 Lamezia Terme-Stemma.png Lamezia Terme 70 777
3 Soverato-Stemma.png Soverato 9 063
4 Sellia Marina-Stemma.png Sellia Marina 7 741
5 Borgia (Italia)-Stemma.png Borgia 7 562
6 Curinga-Stemma.png Curinga 6 692
7 Girifalco-Stemma.png Girifalco 5 802
8 Davoli-Stemma.png Davoli 5 563
9 Chiaravalle Centrale-Stemma.png Chiaravalle Centrale 5 544
10 Montepaone-Stemma.png Montepaone 5 500

Società
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Popolazione e lingua
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Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto catanzarese e Dialetto calabrese.

L’idioma più parlato nella Provincia di Catanzaro è senza dubbio il dialetto catanzarese; variante della lingua siciliana, si distingue da quello reggino, che sebbene presenti anch’esso origine siciliana, presenta vari caratteri linguistici di stampo greco.

Il dialetto catanzarese racchiude anche molti comuni situati sul versante ionico di demarcazione con le altre provincie, fatta eccezione per una ristretta area della costa tirrenica della provincia stessa. Essendo parlato nell’Istmo di Catanzaro, che funge da confine naturale tra due aree linguistiche ben distinte, nella sua pronuncia è influenzato sia dal Dialetto reggino, idioma principale della Calabria meridionale, sia dal Dialetto cosentino, che spicca nella Provincia di Cosenza ed è di chiare origini napoletane.

Nella provincia sono presenti comuni e frazioni di origine arbëreshë, la cui lingua è parlata a: Andali (Andalli), Caraffa di Catanzaro (Garrafe), Marcedusa (Marçidhuza), Vena di Maida (Vjna) e Zangarona di Lamezia Terme (Xingarona). In altri paesi è invece scomparsa questa lingua, e sono: Amato (Amate), Arietta di Petronà (Arjèta), Gizzeria (Jacarise), Gizzeria Lido (Zalli e Jacarise) e Mortilla di Gizzeria (Mortila e Jacarise).

Qualità della vita
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Anno Qualità della vita (Sole 24 Ore) Tenore di vita (Sole 24 Ore) Ecosistema urbano (Legambiente) Ordine pubblico (Sole 24 Ore)
2007 99ª posizione[4] 83ª posizione[5] 95ª posizione[6] 36ª posizione[7]
2008 86ª posizione[8] 82ª posizione[9] 95ª posizione[10] 31ª posizione[11]
2009 83ª posizione[12] 92ª posizione[13] 93ª posizione[14] 25ª posizione[15]
2010 89ª posizione[16] 99ª posizione[17] 88ª posizione[18] 32ª posizione[19]

Economia
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La provincia di Catanzaro ha il reddito pro-capite più elevato della regione con 10.907 €/ab. Le maggiori attività economiche riguardano il terziario a Catanzaro, il commercio a Lamezia Terme e il turismo a Soverato. Ben affermata è anche la vocazione turistica montana della Sila catanzarese, soprattutto nell’area del Parco nazionale della Sila, dove si registra la presenza di vari villaggi attrezzati.

Stemma Comuni con reddito pro-capite annuo più alto Reddito annuo pro-capite in euro[20]
Catanzaro-Stemma.png Catanzaro 18.786
Soverato-Stemma.png Soverato 16.042
Montepaone-Stemma.png Montepaone 12.368
Settingiano-Stemma.png Settingiano 11.946
Squillace-Stemma.png Squillace 11.473
Lamezia Terme-Stemma.png Lamezia Terme 11.361

Turismo
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Scorcio del lungomare di Catanzaro

Spiaggia di Caminia

Scogliera di Copanello

La provincia di Catanzaro punta molto sul turismo marittimo ma il suo territorio comprende anche la Sila. I comuni più importanti dal punto di vista turistico sono: Taverna e Tiriolo, situati alle pendici della Sila, Cardinale sulle Serre calabresi, Girifalco sulle pendici delle Serre settentrionali, Nocera Terinese, Falerna, Gizzeria e Lamezia Terme sulla fascia costiera tirrenica e soprattutto Soverato, Catanzaro, Stalettì, Montepaone, Squillace, Sellia Marina, Davoli, Badolato e Botricello sulla fascia costiera ionica.

La costa ionica è molto più sviluppata rispetto a quella tirrenica per quanto riguarda strutture e organizzazione, sviluppo dovuto a una maggiore presenza del turismo per via della bellezza naturale e artistica dei luoghi. La zona più rinomata è quella situata nel centro del golfo di Squillace tra Catanzaro Lido e Soverato, si può dire che la zona in questione vive a 360° il periodo estivo, di giorno con la rara bellezza che caratterizza la costa del golfo di Squillace dove si vedono alternate splendide scogliere a lunghi tratti di spiaggia con sabbia bianca e finissima, e la notte con la presenza di molti locali notturni che animano l’intera costa trovando in Catanzaro Lido e soprattutto Soverato le località principali di tali attività.

Principali località turistiche
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  • Soverato: situata sulla costa ionica soprannominata “La perla dello Ionio” è la prima città turistica della Calabria, si distingue per la movida e le decina di locali che caratterizzano le sue notti estive;
  • Catanzaro: è situata al centro del Golfo di Squillace. Sul lungomare del quartiere costiero, molto popolato nei mesi estivi si trovano numerosi bar, caffè, ristoranti e pizzerie. Inoltre durante la stagione estiva presso l’area Magna Graecia, vengono organizzati numerosi eventi musicali, con la partecipazione di cantanti nazionali e internazionali;
  • Lamezia Terme: terza città della Calabria per popolazione, situata tra il mar Tirreno e il monte Reventino, è un punto storicamente strategico. Comune ricco in tutti i sensi, sono infatti da visitare i numerosi scavi archeologici tra cui, la città greca di Terina, l’abbazia benedettina di Santa Maria, la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e il castello Normanno-Svevo. Grande rilevanza turistica hanno le antiche terme di Caronte, dal punto di in vista storico ma soprattutto curativo. La città è dotata di tre centri storici colmi di storia e cultura estremamente diversi tra di loro;
  • Cardinale: cittadina della costa ionica, a metà tra il mare e i monti, conosciuta particolarmente per la produzione di nocciole pregiate. Cardinale, oltre ad un fantastico borgo collinare con numerosi portali, palazzi nobiliari e chiese, possiede due castelli: il Castello Filangieri ed il Castello Scoppa. Il suo vasto territorio, composto da numerose frazioni, è inoltre attraversato da molti corsi d’acqua che regalano paesaggi suggestivi, tra cui il fiume Ancinale. Sono presenti anche due laghi artificiali: Lago Alaco e Lago Ancinale. Cardinale è anche un sito neolitico: già nell’Ottocento, durante i lavori per il rinforzo di un ponte in ferro, sono state ritrovate delle asce in pietra lavorata. La posizione centrale e strategica di Cardinale permette di raggiungere facilmente molte località turistiche della Calabria, servendosi di uno svincolo della Trasversale delle Serre;
  • Stalettì: comune che si trova nello stupendo golfo di Squillace sulla Costa dei Saraceni o Costa degli Aranci, tra Catanzaro Lido e Montepaone Lido, ospita nella sua fascia costiera tre delle zone più importanti a livello turistico della provincia di Catanzaro; Caminia, Copanello e Pietragrande, la sua costa si distingue sia per la presenza di tratti con meravigliose scogliere che per spiagge con sabbia finissima e bianca;
  • Squillace: paese antichissimo che dà il nome al noto golfo, si estende fino al mar Ionio e rientra nella fascia costiera presente tra Catanzaro e Soverato nel centro storico del paese, situato in una zona collinare, sono presenti un castello Normanno detto anche “Dei Borgia” e diverse chiese monumentali risalenti a epoche diverse, fu fondata nella Magna Graecia con il nome di Skylletion (parco archeologico nella vicina Roccelletta di Borgia) per poi diventare colonia romana denominata Scolacium successivamente conquistata dai Saraceni, Bizantini e per ultimi dai Normanni, proprio per vie delle diverse invasioni il borgo antico è ricchissimo di storia e cultura;
  • Montepaone Lido: località marittima del comune di Montepaone che si affaccia sulla costa dei Saraceni o Costa degli Aranci situata nel golfo di Squillace, fa parte della fascia costiera che va da Catanzaro a Soverato ed è contigua con Caminia e Pietragrande di Stalettì insieme ad esse è una delle zone balneari più belle e frequentate della provincia di Catanzaro;
  • Roccelletta di Borgia: località marittima del comune di Borgia al confine con il comune di Catanzaro situata nel golfo di Squillace e bagnata dal mar Ionio è famosa per il sito archeologico Scolacium ove sono presenti i resti dell’abitato preromano di Skylletion, tra essi vanno segnalati gli avanzi delle strade lastricate, degli acquedotti, dei mausolei e di altri impianti sepolcrali, della basilica, di un impianto termale, di un teatro e di un anfiteatro;
  • Curinga: pittoresco borgo adagiato su una collina al centro della Costa dei Feaci. ll suo territorio è uno scrigno ricco di testimonianze storico-archeologiche e bellezze naturalistiche: dalle tracce degli insediamenti stentinelliani risalenti al settimo millennio a.C. che ne fanno uno dei luoghi più importanti per lo studio del neolitico, al grande complesso termale romano di Aque Ange inserito tra i monumenti nazionali italiani, mentre non distante del borgo è possibile ammirare l’eremo basiliano di San’Elia Vecchio con la sua cupola e il platano monumentale millenario di Vrisi. Il Forte e la Torre di Mezzapraia si trovano invece lungo la costa non distanti dal palatium baronale di Lacconia e dal S.I.C. oasi di Imbutillo. L’altro S.I.C.(Dune dell’Angitola) interessa l’ampio arenile lungo i cinque km di spiaggia libera. È tra i borghi di Eccellenza della Regione Calabria.
  • Girifalco: antica cittadina situata sulle pendici del monte Covello al centro dell’Istmo di Catanzaro, punto più stretto della Calabria. Presenta importanti luoghi d’interesse tra i quali la chiesa di San Rocco del XVII secolo, la chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi del XVI secolo, la fontana barocca e la prima casa comunale entrambe del XVII secolo, diversi palazzi storici, il Complesso Monumentale (ex Manicomio Provinciale) istituito nel 1881 sulla precedente struttura del convento dei frati minori del XVII secolo, l’antico rione Pioppi Vecchi (recuperato di recente) dove si possono intravedere i ruderi dell’antica chiesa matrice della Madonna delle Nevi distrutta dal terremoto del 1783 e la località San Vincenzo nella quale sono stati rinvenuti dei resti di un antico cimitero ebraico databile al VII secolo. L’area naturale di monte Covello è nota per la ricchezza della flora abbondante di boschi, per la varietà faunistica, per la qualità delle acque oligominerali e inoltre dalle sue massime alture è possibile osservare sia lo Ionio che il Tirreno;
  • Cortale: è situato nel punto più stretto della Calabria, tra i due mari, paese natale del grande pittore ottocentesco Andrea Cefaly, ha una secolare e importante tradizione artistico-musicale. È inoltre rinomato per i suoi fagioli e per la seta pregiata, conserva uno dei più antichi centri storici della regione. Oggi, a Cortale, è attivo il primo parco eolico della Calabria.

Trasporti e vie di comunicazione
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Strade
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Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Autostrada A3 (Italia), Strada statale 18 Tirrena Inferiore, Strada statale 106 Jonica e Strada statale 280 dei Due Mari.

È attraversata dall’Autostrada A3 che percorre la costa tirrenica, dalla strada statale 106 Jonica che sviluppa il suo tracciato lungo la costa ionica da Taranto a Reggio Calabria e dalla strada statale 18 Tirrena Inferiore che percorre tutta la costa tirrenica da Salerno a Reggio Calabria.

Le due coste sono collegate tramite la strada statale 280 dei Due Mari che taglia la provincia orizzontalmente attraversando l’intero istmo di Catanzaro e si raccorda alla strada statale 106 Jonica all’altezza del comune di Catanzaro.

Una nuova importante arteria ancora in fase di realizzazione è la Strada statale 713 Trasversale delle Serre che interessa la provincia di Catanzaro per quanto riguarda il tratto che va da Soverato a Cardinale.

Grandi arterie di comunicazione sono anche la strada statale 109 della Piccola Sila che da Lamezia Terme attraversa la Sila e la SS 182 che da Soverato attraversa l’altopiano delle Serre passando per Cardinale.

Infine importanza notevole ha avuto nel passato, quando non esisteva ancora l’Autostrada A3, l’ex strada statale 19 delle Calabrie diventata strada provinciale, che attraversa ancora oggi, le zone interne della provincia da Soveria Mannelli a Catanzaro e rappresentava l’unica arteria di collegamento tra Cosenza e Catanzaro.

Ferrovie
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Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Lamezia Terme Centrale e Stazione di Catanzaro Lido.

Le stazioni ferroviarie più importanti sono quella di Lamezia Terme per la costa tirrenica e quella di Catanzaro Lido per la costa ionica. Importanza notevole continua ancora a conservare, per un gran numero di utenti, la linea Cosenza-Catanzaro delle Ferrovie della Calabria, già Ferrovie Calabro Lucane.

Aeroporti
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Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Lamezia Terme.

A Lamezia Terme è situato l’aeroporto più importante della regione. Attualmente lo scalo catanzarese, gestito da un’impresa mista pubblico-privata (S.A.CAL. S.p.A.), funziona con collegamenti di linea sia per voli nazionali che per voli internazionali e con collegamenti organizzati dai tour operator per voli intercontinentali.

Note
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  1. ^ a b ISTAT – Bilancio demografico mensile agosto 2018, su demo.istat.it. URL consultato il 28 dicembre 2018.
  2. ^ Articolo 2 dello statuto della provincia Archiviato il 26 aprile 2007 in Internet Archive.
  3. ^ Dato Istat – Popolazione residente al 31 agosto 2018
  4. ^ Dati Qualitàdellavita 2007 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  5. ^ Dati Tenoredivita 2007 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  6. ^ Dati Ecosistema urbano 2007 .pdf (PDF), su irigem.it. URL consultato il 7 dicembre 2010 (archiviato dall’url originale il 29 marzo 2007).
  7. ^ Dati Ordinepubblico 2007 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  8. ^ Dati Qualitàdellavita 2008 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  9. ^ Dati Tenoredivita 2008 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  10. ^ Dati Ecosistema urbano 2008 .pdf (PDF), su risorse.legambiente.it. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  11. ^ Dati Ordinepubblico 2008 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  12. ^ Dati Qualitàdellavita 2009 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  13. ^ Dati Tenoredivita 2009 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  14. ^ Dati Ecosistema urbano 2009 .pdf (PDF), su risorse.legambiente.it. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  15. ^ Dati Ordinepubblico 2009 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  16. ^ Dati Qualitàdellavita 2010 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  17. ^ Dati Tenoredivita 2010 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  18. ^ Dati Ecosistema urbano 2009 .pdf (PDF), su legambiente.eu. URL consultato il 7 dicembre 2010 (archiviato dall’url originale il 1º giugno 2010).
  19. ^ Dati Ordinepubblico 2010 .pdf, su ilsole24ore.com. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  20. ^ Ricchezza dei Comuni

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